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TRIBUTO AL NOMADISMO CULTURALE DI
venerdì, 27 novembre 2009
librotibetanodeimorti
Il Bardo Thodol (o Libro tibetano dei morti) spiega dettagliatamente il percorso che il principio psichico compie nel periodo intermedio tra la morte e la nuova vita.
Il testo appartiene alla scuola Nyingma-pa ma è comunemente accettato da tutti i buddhisti in Tibet.
Si tratta di un vero e proprio manuale atto ad essere sussurrato alle orecchie del morto per aiutare il principio psichico a comprendere il senso delle immagini e delle visioni che lo accompagnano nel periodo intermedio.
TRIBUTO AL NOMADISMO CULTURALE DI
giovedì, 26 novembre 2009
tibet_santone
Cosa succede in quei famosi cinque giorni in cui il principio psichico si predispone alla morte?
La salma viene avvolta in un lenzuolo bianco mentre alcuni monaci recitano preghiere e leggono il Bardo Thodol (del quale avremo modo di parlare nel prossimo post).
Quando è giunto il giorno del funerale celeste, l’erede consegna la salma ai becchini che lo portano nel luogo scelto per la cerimonia a cui possono partecipare unicamente i parenti stetti.
Poco prima dell’alba viene acceso un piccolo fuoco di rami di cipresso e vi viene sparsa un po’ di tsampa (la loro farina di orzo). Quindi i becchini cominciano a sezionare il corpo fino a ridurlo a piccoli pezzi che, dopo essere stati mescolati con la tsampa, vengono dati in pasto agli avvoltoi.
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TRIBUTO AL NOMADISMO CULTURALE DI
mercoledì, 25 novembre 2009
tibet_monacofumo
Lo spirito non è così lieve ed inconsistente per i tibetani, per i quali la morte fisica non è altro che il termine di una esistenza che ne prepara la successiva.
La lunga serie di esistenze (Samsara) ha in comune il principio psichico del defunto, che prima di reincarnarsi in un nuovo organismo (umano o animale) passa attraverso un periodo di 49 giorni (Bardo) nel corso del quale incontra una serie di immagini archetipiche che mettono alla prova la sua chiarezza mentale: se saprà interpretarle correttamente e comprenderle per quello che realmente esse sono potrà ottenere l’estinzione del Karma, ovvero la liberazione dal ciclo ininterrotto delle rinascite e giungerà al Nirvana tornando alla beatitudine della mente universale originaria.
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TRIBUTO AL NOMADISMO CULTURALE DI
martedì, 24 novembre 2009
In Tibet esistono essenzialmente due tipi di funerali: quelli riservati ai grandi maestri spirituali e quelli della gente comune.
I corpi dei primi vengono generalmente sepolti all’interno degli stupa.
Data la scarsità di legname, per la gente comune è in uso invece una affascinante cerimonia – tenuta segretissima - che evita la cremazione. Il suo nome suona come funerale celeste. L’intero cerimoniale si basa sull’idea di non contaminare la terra con le impurità del processo di decomposizione.
I defunti (ma sarebbe meglio chiamarli semplicemente cadaveri, date le specifiche credenze tibetane, che analizzeremo nel prossimo post) vengono dunque  portati sulla cime di un monte o di una collina, ove su un apposito altare, simile a quello rappresentato nella foto, vengono tagliati in piccoli pezzi, impastati con la loro farina (tsampa) e quindi lasciati in pasto agli avvoltoi.
tibet_morti
Gli avvoltoi sono stati specificamente scelti per questo ruolo in quanto si ritiene che non uccidano per procurarsi il cibo, e pertanto non danneggiano alcun essere vivente.
tibet_avvoltoi
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TRIBUTO AL NOMADISMO CULTURALE DI
lunedì, 23 novembre 2009
tibet_neve
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TRIBUTO AL NOMADISMO CULTURALE DI
venerdì, 20 novembre 2009
L’Asia centrale e meridionale sembra avere avuto una particolare prolificità quanto a vicende che sono state narrate in scritture apocrife che concernono in modo diretto o indiretto la vita di Gesù.
Così non c’è proprio da stupirsi se in India è ambientata una storia di San Tommaso che non rientra nella letteratura ecclesiastica ufficializzata dalla Chiesa cattolica.
Negli Atti di Tommaso, testo apocrifo composto probabilmente a Edessa nel III sec., l’apostolo che dubitò della resurrezione di Gesù è ritratto nei giorni del suo pellegrinaggio indiano per portarvi la fede cristiana, mentre riceve l’incarico da re Gundafor di edificargli un nuovo palazzo. Tradendone apparentemente la fiducia Tommaso distribuisce ai poveri tutto il denaro ricevuto per la costruzione. Quando il fratello del re venne a saperlo si ammalò gravemente e morì. Ascendendo verso il regno dei cieli, vide un palazzo splendido del quale venne a sapere essere architetto Tommaso e proprietario il fratello, che raggiunto dalla notizia ultraterrena, non ci pensò due volte ad entrare nella comunità cristiana.
india_palazzo
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TRIBUTO AL NOMADISMO CULTURALE DI
giovedì, 19 novembre 2009
E’ di questi giorni la notizia la notizia che in Tibet le autorità cinesi hanno condannato a 15 anni di carcere Kunchok Tsephel, arrestato a marzo, attivista e fondatore del sito web in lingua tibetana Chomei.
Purtroppo non è un caso isolato, perché va aggiunta la notizia della condanna a cinque anni di carcere per Kunga Tseyang, arrestato a marzo, il blogger tibetano famoso con il nickname Gangnyi (Sole di neve), che sul suo blog diffondeva la cultura e la religione della sua terra, arrivando a scrivere che “la Cina dovrà chiedere scusa a sua santità il Dalai Lama”.
La condanna a 15 anni di Tsephel è legata alla divulgazione di “segreti di Stato”, che altro non sono che le notizie sulle proteste tibetane dell’anno scorso, diffuse attraverso il suo sito.
Tseyang, prelevato dalle autorità nel monastero di Gansu dove studiava, è stato invece punito con cinque anni di prigione per i suoi scritti sul buddhismo e per aver diffuso le fotografie del locale ufficio per la protezione dell’ambiente.
 tibet_lunghemaniche
Permettetemi di coniare un proverbio nuovo di zecca per riassumere la questione tibetana: «ad indossare lunghe maniche si finisce per aver le mani legate».
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mercoledì, 18 novembre 2009
tibet_preghiere
Vi capita mai di pensare che ogni viaggio è un drappeggio che si culla al vento dell’esperienza?
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TRIBUTO AL NOMADISMO CULTURALE DI
martedì, 17 novembre 2009
La simbologia che racchiude i propri elementi costitutivi in un cerchio è quasi una ossessione in Tibet.
Tra le numerose tipologie di Ruote e di Mandala, mi piace ricordare la pianta del Monastero di Samye, il primo monastero buddhista di tutto il Tibet.
 tibet_samyepiantamonastero
Perfettamente circolare nel proprio perimetro murario il Monastero di Samye  è organizzato come un perfetto mandala. Il suo disegno complessivo si basa su quello del Tempio di Odantapuri a Bhar (in India), ed è una rappresentazione mandalica dell’Universo. Il tempio centrale simboleggia il Monte Meru, ed i templi disposti intorno ad esso in due cerchi concentrici rappresentano gli oceani, i continenti e i subcontinenti che circondano la montagna nella cosmologia buddhista.
Il complesso in origine comprendeva 108 edifici (numero che in Tibet è considerato benaugurale); mentre i 1008 chörten (o stupe) lungo il muro circolare che circonda il monastero rappresentano il Chakravala, l’anello di montagne che avvolge l’Universo.
tibet_samyechorten
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TRIBUTO AL NOMADISMO CULTURALE DI
lunedì, 16 novembre 2009
tibet_ruotadellalegge
Rimanendo in tema di simboli, i monasteri buddhisti tibetani hanno quasi sempre il tetto sormontato da una effige denominata la Ruota della Legge, inevitabilmente fiancheggiata da due cervi, il cui valore simbolico deriva dal richiamare alla memoria il primo sermone del Buddha al Parco dei Cervi di Sarnath.
Si tratta di uno dei simboli più importanti della religione buddhista, in quanto rappresenta gli insegnamenti del Buddha. Ovvero di colui che per primo ha "girato la ruota del Dharma".
Gli otto raggi della ruota simboleggiano il nobile ottuplice cammino indicato dal Buddha nei suoi insegnamenti. La ruota rappresenta anche l'infinito ciclo di Samsara, ovvero della Rinascita, che può essere sfuggito seguendo gli insegnamenti del Buddha.
La ruota era un simbolo comune della prima arte buddhista; prima dell'introduzione delle immagini del Buddha. In quel periodo, il Dharmachakra era utilizzato per simboleggiare non solo gli insegnamenti del Buddha, ma il Buddha stesso.
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